DALLA TERRA ALLA LUNA. I viaggi scientifici e la scoperta della biglia blu.

22.05.2020

H. 15.00/17.00
Teams

Siamo dunque giunti alla conclusione della nostra esplorazione terrestre nel tentativo di disegnare una ECODICEA geograficamente orientata. Abbiamo attraversato la Terra nelle sue molteplici direzioni, nelle sue longitudini, nelle sue latitudini. Ora concludiamo la nostra esplorazione nelle sue “altitudini”.

L’esistenza di generi letterari distinti rispecchia la differenza tra uno spazio dell’enunciazione e uno spazio dell’espressione; la buona notizia – l’avvento rizomatico della GEOFILOSOFIA – è che, così come ogni genere ha la propria relazione con la verità, non siamo più tenuti a pensare a questa differenza in termini di ristrettezza. Invece, nell’espressione ogni genere esplora nuovi modi di enunciare le cose percepite altrove come strane.

La FANTASCIENZA, come genere specifico della modernità, mette in evidenza uno scarto tra aspetti ortopedici della percezione e quelli di normalizzazione delle anomalie: per esempio, che vi siano esseri umani al di là delle colonne d’Ercole oppure che vi siano stati uomini sulla luna.

La presenza del prof. MARCO CIARDI (Università di Bologna; DISCI) nel ciclo di quest’a.a. è una chiara dimostrazione del ruolo giocato dalle esplorazioni geografiche e spaziali nella costruzione dell’immagine scientifica. Benché le immagini della scienza come arrangiamento sintattico e/o fenomenotecniche godano di una notevole potenza concettuale, queste non riescono mai a restituire con giustizia l’aspetto complementare dell’esplorazione, che svolge un ruolo troppo complesso, impossibile a ridursi alla configurazione astratta di un contesto della scoperta.

Questo è il territorio della storia della scienza.

Prof. FRANCESCO MARSCIANI – Il senso della Terra

14.05.2020

H. 15.00/17.00

Teams

Ci avviamo alla conclusione del nostro cammino, accidentanto e variegato. Nonostante le circostanze esterne ci abbiano costretto a ricomporre le tappe previste, siamo in grado di restituire il senso di un persorso di ricerca volto a istituire i protocolli di base di una geofilosofia ecosoficamente orientata. 

Il pensiero trova il suo spazio di gioco nel movimento tellurico della composizione del senso. Un senso della Terra, un senso relazionale che vede nella strutturazione tra la parte e il tutto il suo portato generativo.

Il prossimo, primo dei due incontri di recupero di quelli saltati a Marzo, consisterà in un intervento di FRANCESCO MARSCIANI (Università di Bologna; C.U.B.E.), che a partire dalla sua pluriennale riflessione sugli statuti disciplinari dell’etnosemiotica bolognese e le sue traslazioni rizomatiche verso altri contesti geografici, ci aprirà al mondo della semiotica generativa

Scopo ideale dell’intervento è quello di ibridare fortunatamente due percorsi (quello etnografico e quello semiotico) che, nelle loro rispettive modalità, propongono di analizzare le complesse articolazioni di senso che si mostrano non nella Pratica – intesa come controparte residuale della Teoria – ma nelle pragmatiche di signifcazione molteplici ed equivoche.

PENSARE AL SUD. L’esperienza di “Scholé” in Calabria

08.05.2020

h. 9.00/11.00
Teams

Che cosa significa fare filosofia in Calabria? Il senso della risposta che diamo a questa domanda parla di due attori che il dualismo Soggetto/Oggetto restituisce sempre come degli opposti: i filosofi e il territorio. “Si fa filosofia nonostante si sia in Calabria”, “persino in Calabria si fa filosofia”: siamo al problema di dover storicizzare il valore che attribuiamo ai paesaggi del filosofare.

È solo nel racconto del vissuto di questo paesaggio calabrese che possono emergere soggetti e oggetti nella nostra risposta: emergenze ambientali di una comunità culturale, e non termini di una dicotomia che setaccia la cultura per ottenere la pura società, storia senza luoghi, la cui unica controparte in termini di purezza e quello della natura, luoghi senza storia. A livello di comunità culturale, non conviene più tenere distinti la mente che pensa a dalla mano che lavora nel paesaggio. La questione del lavoro culturale è una questione squisitamente geofilosofica.

Che cosa significa fare filosofia in Calabria lo deve raccontare che ora sta facendo filosofia in Calabria. Angelo Nizza (Università della Calabria) tra i fondatori del Centro Studi filosofichi SCHOLE’, con sede a Roccella Jonica (RC), nel cuore del Mediterraneo, dialoga con ubi minor per mostrare l’importanza della relazione geografica nel costituirsi di una comunità attraverso e per mezzo del fare filosofico.

LA RAGIONE ECO-GEO-GRAFICA IN FOUCAULT

07.05.2020

h. 15.00/17.00
Teams

Alle ricostruzioni sociosemiotiche dei concatenamenti geopolitici deve seguire, per simmetria, un’archeologia degli spazi della geopolitica. Con il relatore del prossimo incontro, Graziano Mazzocchini (UFMG), proseguiremo insieme a una figura centrale nel rinnovamento delle scienze umane, una figura in cui concatenamento e archeologia vanno una insieme all’altro.

Con questa presentazione si vuole rintracciare nel pensiero di MICHEL FOUCAULT – con una particolare attenzione alla “microfisica del potere” degli anni Settanta – un peculiare approccio alla geografia, intesa non tanto come scienza o disciplina istituzionalizzata, ma piuttosto come analisi e descrizione di spazi nelle cui organizzazioni e ripartizioni si articolino determinate tecniche di potere aventi come prese i corpi e le condotte.

Un Foucault “cartografo” dunque – come lo ebbe a definire nel saggio consacratogli l’amico Gilles Deleuze – che ha delineato delle mappe del nostro presente storico non per fissarci in esse, ma per scorgervi un lavoro delle linee che rimette ad altre toponomastiche possibili proprio nel momento in cui le capta.

GEOPOLITICA. Semiotica dei conflitti e narrazioni mediatiche

30.04.2020

h. 15.00/17.00
TEAMS
Università di Bologna.

Praticare la filosofia, abbiamo visto la settimana scorsa, significa sperimentare forme di vita capaci di abitare il paradosso e la molteplicità degli affetti e degli incontri. La conoscenza, abbiamo scoperto attraverso la lettura di MONTAIGNE, si attesta nelle pragmatiche di apprendimento che interagisce sempre in una continua messa in discussione delle significazioni consuetudinarie.

Queste pragmatiche di significazione non sono tuttavia esenti dagli scontri, da una dimensione intrinsecamente conflittuale. Questa settimana cercheremo di mappare geograficamente i vari conflitti tra le significazioni che le forme di vita mettono in atto nella loro produzione di paesaggi semiotici e istituzionali.

Il prof. FEDERICO MONTANARI (Università di Modena-Reggio; CUBE) ci condurrà in un cammino che mette in relazione il portato teorico delle geofilosofia di Deleuze e Guattari con le tematiche socio-semiotiche.  Riallacciando i nodi con alcuni tragitti già percorsi sul concetto di Natura, e del tema della Terra, ci addentreremo in una restituzione filosofica di ciò che una socio-semiotica politica riesca a rideclinare il concetto di guerra e di conflitto di fronte ai rapidi e inaspettati passaggi degli ultimi anni, in rapporto ai recenti aspetti della crisi ambientale, in rapporto specialmente ai discorsi (dunque, anche mediali e mediatizzati) che sono circolati attorno a questi concetti.

MONTAIGNE E IL RABARBARO

23.04.2020

h. 9.00/11.00
Teams

Nelle sessioni precedenti abbiamo incontrato le difficoltà nel qualificare gnoseologicamente la differenza tra spiegare e mostrare forma e contenuto dell’espressione. Abbiamo perciò dovuto accennare alla possibilità di condurre inferenze analogiche che ricostruiscano da capo i ponti tra formalismo e significazione.

È proprio il caso di rivolgerci alla retorica, alla distinzione tra generi letterari, alla rimappatura dei temi della storia della filosofia moderna. Il rapporto tra spiegazioni e scetticismo non deve necessariamente portare all’assunzione di un criterio come dogma: bisogna convincersi che l’introvabilità della verità, il relativismo, non coincide con l’inoperosità della sua ricerca. Proponiamo uno spostamento della cura, dallo schema verso la testimonianza.

Nel prossimo incontro, Edoardo A. D’Elia condividerà con i partecipanti alcuni spunti per avviare questa impostazione dell’atteggiament filosofico, partendo da un movimento introduttivo verso i Saggi di Michel de Montaigne; l’intento è quello di riflettere sulla posizione del suo esercizio di scrittura all’interno della storia della filosofia, i suoi motivi, ma soprattutto l’esercizio dello scetticismo rispetto a Dio, al fenomeno, a se stessi e alla morte.

SPIEGARE E MOSTRARE. Sull’ecologia epistemica

La tradizione semantica in filosofia segna un’importante trasformazione del senso in cui si può affermare che la filosofia abbia contenuti specifici: detta molto schiettamente, l’extra-linguistico viene puntualmente ridimensionato rispetto alla significazione. Di fatto, la riflessione su spiegazione formale e spiegazione scientifica è un ritornello che può ricondurre soltanto a un territorio prettamente analitico in cui la percezione è riferita non a un vissuto ma a una forma logica.

Intrappolata nel dualismo tra prescrizione e descrizione, la forma ha raggiunto la massima profondità con Kant. Per restituirle la sua giusta importanza, è necessario chiarirci su un aspetto fondamentale che riguarda la sua costituzione storica nella modernità: cosa vuol dire che la matematica, in quanto metodo della logica, è astrazione? Cosa significa, per un ideale galileiano di scienza, che la geometria possa fondare in molti modi la realtà che teoricamente deve descrivere?

Il bonus track di questo seminario cercherà di rimettere in discussione un problema vecchio di storia della filosofia, ormai sterile e poco significativo nell’ottica dell’ecodicea: a cosa serve distillare o individuare per scarto una tradizione analitica in filosofia?

LA SPIEGAZIONE FORMALE E LE SUE FONDAZIONI

I prossimi tre incontri, due questa settimana e uno la prossima, avranno come filo conduttore il rapporto tra fondazioni, scetticismo e anti-dogmatismo. L’evoluzione della nozione di spiegazione formale e il suo rapporto con la natura e la relatività della conoscenza sono i temi di questo intervento, tenuto da Francesco A. Genco (IHPST, Paris 1 Panthéon–Sorbonne & CNRS)

«Ogni uomo è un’isola, John è un uomo, dunque John è un’isola». Questo è un argomento formale corretto.

È corretto perché, se sono vere le premesse «ogni uomo è un’isola» e «John è un uomo», allora è necessariamente vera anche la conclusione «John è un’isola»; la sua correttezza è formale perché la relazione tra premesse e conclusione rimane valida anche se sostituiamo le espressioni «uomo», «un’isola» e «John» con espressioni qualsiasi: «ogni animale è mortale, Socrate è un animale, dunque Socrate è mortale».

In certi casi, le premesse di un argomento formale costituiscono una spiegazione della sua conclusione, possiamo infatti rispondere alla domanda «perché Socrate è mortale?» affermando che Socrate è un animale e che ogni animale è mortale.

Non tutti gli argomenti formali, però, sono spiegazioni. Per esempio, non diremmo mai che gli enunciati «tutti i teoremi sono veri» e «(a+b)2=a2+b2+2ab è un teorema» spiegano perché «(a+b)2=a2+b2+2ab è vero». Definire precisamente quali caratteristiche debba possedere un argomento formale perché lo si possa considerare una spiegazione è un problema sottile e, data la centralità della nozione di spiegazione in ambito scientifico, di grande interesse per l’epistemologia.

AVVENTURE ECOSOFICHE. Nomadismo del pensiero, esplorazione del molteplice

02.04.2020
15.00/17.00
Teams

All’incrocio chiasmatico tra storia e natura si delineano le modalità del territorio, molteplici vissuti che ci vengono restituiti come paesaggio o come mappa. Così come per il primo è stato possibile individuare la percezione come protocollo del vissuto, la seconda parimenti può lasciarsi sussumere dal territorio che rappresenta oppure venire vissuta come principio d’individuazione reversibile, che permette a uno o una utente di abbandonarsi all’esplorazione.

Tanto la mappa quanto il paesaggio possono significare una ripartizione oppure una distribuzione dell’esperienza sul territorio. Nel movimento dell’esplorazione, la mappa è una manifestazione di tutta quanta la moralità che serve a chi cerca le avventure. Prima dei logographoi, ci furono i costruttori di mappe, allo stesso modo in cui il senso prima di essere nomologico fu istituzionale.

Nell’incontro di questa settimana, Gianluca De Fazio ci presenterà un percorso di storia della filosofia tra Kant e Deleuze che avrà come scopo delineare una noologia dal punto di vista pragmatico, in cui la qualità figurale della mappa non è né formale né comune – il concetto non depotenziato rispetto al concepito – ma immanente a ciò che è agito, cioè, appreso e poi infunzionato nella mappa.

IL CHIASMA TRA STORIA E NATURA. A partire da Merleau-Ponty

26.03.2020
15.00/17.00
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Dopo la lezione introduttiva al trattamento delle fonti storiche per lo studio del territorio, forti di un rinnovato criterio di distinzione tra denotazioni naturalistiche dell’ambiente e connotazioni valoriali del paesaggio. Il nostro percorso ecosofico riprende con la lezione del professore Manlio Iofrida, che si riallaccerà alle lezioni precedenti per approfondire il concetto di geostoria, di una storia modellata sulla terra e sulla geografia.

La filosofia della storia è nata, con un certo Hegel, tentando di negare questi ultimi concetti; vedremo però che c’è un altro Hegel, ma soprattutto c’è Goethe, che del primo fu contemporaneo: entrambi ci aiutano a pensare un concetto di storia diverso, in cui l’eterogeneità, la multietnicità, la terra, lo spazio e il conflitto ricevono pieno riconoscimento. In questo concetto di storia, che è contenuto nel concetto goethiano di Letteratura Mondiale (Weltliteratur), sono centrali i temi della traduzione e della vita.

Con questi temi goethiani, vedremo entrare nel nostro discorso Eric Auerbach e Walter Benjamin e ricomparire Vico; per dare qualche prospettiva sull’oggi, questo percorso geostorico si concluderà infine con qualche cenno alla geografia fenomenologica di Augustin Berque e al suo concetto di ecumene.